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| P.P.Pasolini, Capriccio all'italiana. 1967 Totò (Iago) Ninetto Davoli (Otello) |
Coloro che amministrano le grandi realtà trovano spesso a portata di mano la tentazione a facili guadagni ed è
cronaca nota che a volte si immischino in operazioni azzardate se non dentro illeciti
affari.
Gli amministratori leali
in tali ambiti difficilmente fanno carriera perché la casta malata difende sé stessa
e i suoi modi d’azione, impedendo a individui
affetti da onestà di “inquinare” lo status
quo creato ad arte nel tempo.
Ma ancor più tristezza provoca all’animo quella categoria di scalatori della politica che albergano in tanti piccoli
comuni della Penisola e che conducono
campagne elettorali alla stregua di campagne militari durante le quali s’annienta
il nemico al prezzo di qualsiasi stratagemma e di ogni bassezza o tranello.
Ho visto tali soggetti resistere nel loro arrembaggio a poltrone
per anni, senza cedere mai, e una volta insediati servirsi, senza remora
alcuna, di mezzi anche squallidi governando incapaci con tragica miopia, in una immobilità grottesca
celata alle coscienze cittadine più
semplici con un ampio mantello di demagogia disarmante e banale, tessuta con la
più trita e stantia propaganda.
Lontani d’agire per il bene comune, questi poveri uomini spacciano
senza pudore una bigiotteria da due
soldi decantandola come preziosa e
insostituibile merce, preparando in tal modo la via al loro successo che gli
consentirà di avanzare in carriera verso scranni più alti capaci di appagare l’insaziabile
fame d’orgoglio.
Li ho visti fasciarsi nel tricolore come in abiti da sera o
di scena, e posare per scatti con la stessa
voglia di modelle al debutto, e creare pretesti e motivi perché questo accadesse più spesso.
Li ho visti –offendendomi- servirsi di figli, di vecchi, di guerra e di
morti
per potere cantare sé stessi;
per potere cantare sé stessi;
li ho visti entrar nelle chiese questi piccoli uomini
cercando non Dio ma nubi d’incenso di plauso comune,
e mai ho sentito il silenzio, né la discreta umiltà di chi
vuole costruire per l’altro schivando il clamore per sé.




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