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| Recente intervento urbano eseguito senza alcun riferimento storico-artistico locale ma seguendo una novità fine a sè stessa |
Di ville! di villule!,
di villoni ripieni, di villette isolate, di ville doppie, di case villerecce,
di ville rustiche, di rustici delle ville, gli architetti pastrufaziani avevano
ingioiellato , poco a poco un po’ tutti, i vaghissimi e placidi colli delle
pendici preandine, che, manco a dirlo, «digradano dolcemente » alle miti bacinelle dei loro laghi.
Con queste righe Carlo
Emilio Gadda da inizio ad uno dei capitoli del suo romanzo L’Adalgisa
esortando il lettore ad avventurarsi nella osservazione esterrefatta della varietà di bruttezza e arditezza di soluzioni formali perpetrata da architetti e geometri d’Italia che con la loro “impronta creativa"
hanno devastato il paesaggio del Bel Paese.
Perché una casa venga edificata dal nulla o riadattata dall’esistente,
la legge richiede l’intervento
di un professionista che ha la
responsabilità di edificare a regola d’arte.
Perché una casa venga edificata dal nulla o riadattata dall’esistente,
la legge richiede l’intervento
di un professionista che ha la
responsabilità di edificare a regola d’arte.
Purtroppo però questa regola d’arte non prevede alcun
esplicito riferimento ad una decenza estetica, che equivarrebbe a dire
che il professionista dovrebbe avere acquisito durante la sua formazione almeno
le basi e la sensibilità (e, perchè no, la discrezione!) per non commettere scempi e oltraggi al gusto e al pubblico decoro.
Non mi riferisco qui a quelli che oggi indichiamo col neologismo archistar, architetti che hanno fatto della propria immagine e poi della propria firma il pilastro portante, la loro pietra angolare .
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| Frank Gehry, Lou Ruvo. Center for Brain Health |
Esiste un pullulare di costruttori (normalmente i più piccoli) che si danno un gran
daffare perché i loro progetti si connotino distintamente dagli altri e
pertanto anche le costruzioni che vengono innalzate recano questo peccato originale.
La nostra è una società nella quale la ricerca del bello,
ha finito, nella stragrande maggioranza dei casi, con l’essere la ricerca del nuovo.
E’ facile capire che il concetto di nuovo non necessariamente implica
quello di bello, ma è altrettanto
evidente come oggi il nuovo diviene bello "a
priori " in quanto mai visto.
| Maestro di Tolentino (Pietro da Rimini?). Annunzio ai pastori, |
Oggi però è andato perduto il passaggio di analisi e di critica
che di fronte alla novità è comunque necessario fare.
L’avere smarrito questo passaggio ha segnato una grande
perdita.
Nelle società che ci hanno preceduto, nelle quali analfabetismo e ignoranza caratterizzavano fasce molto ampie di popolazione, si conservava tuttavia la capacità di osservare e di fare le differenze tra soggetti apparentemente uguali di autori diversi.
Nelle società che ci hanno preceduto, nelle quali analfabetismo e ignoranza caratterizzavano fasce molto ampie di popolazione, si conservava tuttavia la capacità di osservare e di fare le differenze tra soggetti apparentemente uguali di autori diversi.
Così di una Madonna in trono di Giotto si avvertiva la
differenza tra lo stesso soggetto dipinto da Duccio senza che alcuno si
scandalizzasse, anzi gustando delle diversità stilistiche che solo uno sguardo
posato con attenzione sull’opera era in grado
di svelare.


L’uomo contemporaneo è abituato (e quindi dipendente) ad una
visione veloce condizionato come è al rapido e istantaneo mutare delle immagini
che vede su schermi e monitor.
In un certo senso questa velocità ci ha resi osservatori superficiali
tanto che appena sulla nostra retina si forma una immagine già ce ne aspettiamo
un’altra non avendo neppure il tempo necessario all’analisi.
Questo processo -storicamente nuovo- ha causato una diffusa cecità di fronte a tutto: dalla realtà esterna a quella interna.
Un’altra insidia è nascosta quando scorgiamo qualcosa di
nuovo: è il fascino della scoperta.
E’ questa una emozione che in qualche modo appaga il nostro
animo solleticando in noi una sorta di fierezza per la nuova “conquista”che distoglie l'analisi che naturalmente dovremmo compiere.
Tutto ciò si risolve spesso in una incapacità di giudizio sulla
realtà che determina e segna perfino i limiti di una società democratica.
Infatti il soggetto che smarrisce una autonoma capacità di giudizio si ritrova a vivere in una democrazia apparente, in grado, senza che lui se ne renda conto, di proporgli pacchetti e regole preconfezionati che normano la sua esistenza, aspettative e ruolo sociale.
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| Pierre Jaquet-Droz. Automi 1770 -73. Neuchatel, Musèe d'Art et d'Histoire |
Infatti il soggetto che smarrisce una autonoma capacità di giudizio si ritrova a vivere in una democrazia apparente, in grado, senza che lui se ne renda conto, di proporgli pacchetti e regole preconfezionati che normano la sua esistenza, aspettative e ruolo sociale.
Per questi motivi, anche una apparente insignificante
realtà, quale può essere un muro privo di una sua estetica e logica, disarmonico
al solo fine di essere nuovo, contribuisce
nel suo piccolo all’impoverimento di una società intera.





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