lunedì 21 ottobre 2013

uomini antichi moderni, uomini moderni antichi






Qualche giorno fa ho assistito a Torino  alla messa in scena al Teatro Regio del 
Simon Boccanegra di G.Verdi con la regia di Bussotti
e la elegante ed intelligente direzione musicale di Gianandrea Noseda.



Il “Simone” è un’opera che ho avuto modo di vedere in diversi allestimenti durante questi ultimi anni, e di cui conosco  il libretto parola per parola, ma chissà perché  solo durante questo ultimo spettacolo mi ha condotto alla riflessione sull’attuale situazione del governo della nostra Repubblica.




In quest’"opera storica" di Verdi, Boccanegra, personaggio realmente esistito, dal suo passato di corsaro e combattente per la Repubblica marinara di Genova, sale al soglio dogale e inizia una politica di governo improntata sulla pacificazione tra il partito popolano  capeggiato da Albiani e quello degli aristocratici guidato dalla potente famiglia dei Fieschi.

 
Il nuovo Doge  si dimostra impegnato e in grado di  mettere da parte gli antichi odi e vendette per la costruzione di un futuro migliore  anche al di fuori dei confini della Repubblica da lui governata cercando di far  intravvedere al proprio senato quell’unità persino italiana alla quale  mirava.


Da tutte le vicende che si articolano nel melodramma  emergono  figure di uomini per i quali l’onore, la parola data, la coerenza ai propri principi e la lealtà,  nonostante  non riescano ad abbattere completamente le barriere che li separano,  li obbligano a un comportamento cavalleresco e di grande fierezza, spingendoli fino  al sacrificio del proprio orgoglio per la causa alta del bene comune.


Inevitabile il perdente raffronto con i politici ai quali da tempo ci stiamo purtroppo  abituando:  con le loro meschinità, con la loro evidente assenza di valori alti, con il loro agire da burattini asserviti unicamente alla possibilità di una rielezione o di un personale tornaconto, con la loro totale assenza di una parola della quale ci si possa fidare.



Fortunatamente resta ancora il Teatro,
che, come nel caso del Simon Boccanegra e per lo spazio di qualche ora, ci immerge in un mondo che oramai avvertiamo perduto; forse in un  mondo che vorremmo, salvo poi riconsegnarci  -speriamo almeno più vigili e attenti - 
alla miseria del teatrino della nostra politica quotidiana. 









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